Recensioni / Review

Domenico Montalto

"Realismi instabili"

"...non accadrà mai alcuna apocalisse nei quadri di Manzella, sempre più smaglianti di colori luminosissimi, australi, che vogliono recuperare le origini toscane dell' autore, il suo linguaggio di toscano popolare 'primitivo', quasi un Sassetta redivivo sotto i cieli di Baywatch."

Giorgio Lagomarsino

"Montagne"

Marco Manzella è uomo di mare, nato di fronte al Tirreno e lì tornato dopo parecchi anni; eppure sono le montagne le protagoniste delle sue ultime opere. Montagne appuntite, potenti quinte naturali che racchiudono le scene dei suoi quadri, asperità che si appoggiano sul terreno obbligandoci a fermarci o a seguire un unico certo varco che può portarci verso l’orizzonte. Possenti e verdi come un essere palpitante che ci accoglie nel suo grembo nelle geniali invenzioni del tema del Belvedere [...]
 

Alice Barontini

"Intervista a Marco Manzella" 

"(...) i personaggi sembrano sospesi in uno spazio senza tempo, dove regna il bisogno d'ordine e la fiducia nella capacità rigenerativa dell'arte. tanto che anche il mare - elemento così incontrollabile nella sua spaventosa ed invitante massa in continuo movimento - si trasforma sulle sue tele in uno spazio liquido soggetto a regole di proporzione e di stabilità."
 

Alessandra Redaelli

Entroterra Italiano


Introduzione al catalogo della mostra, aprile 2008

"(...)una scelta di fondo inequivocabile: la scelta di una figurazione potente, gridata, monumentale. Una figurazione che nelle tempere di Manzella si traduce in una compostezza neogiottesca, in un costruire le figure per volumi, come architetture antropomorfe, attraverso cromie che rimandano al Quattrocento di Piero della Francesca declinate in un impianto scenico dechirichiano".


Mauro Corradini

La pittura di Marco Manzella è una "Canzone alle nuvole"

Mauro Corradini
Bresciaoggi, giovedì 3 novembre 2005

"(...)nulla è più lontano dal realismo di questa pittura, tutta mentale, di questa finzione di teatro, che prende certamente stimolo dalla realtà, ma si discosta profondamente da essa. (...)Manzella vuole forme composte, statuarie in una certa misura, senza essere monumentali. O con una monumentalità interiore che rifugge il monumento. Manzella vuole la forma e la figura come icone di un'essenza, che il bambino esprime cantando a squarciagola e alzando il capo verso il cielo, alle nuvole, alla luna o al sole, visto che i cieli di Manzella rimangono toscani, come la terra livornese da cui proviene e cui ritorna con lo studio, perchè sono i colori e le solarità che sente come proprie."